Catanzaro-Modena 2-2, Aquilani: “Niente beffa o arbitro, nel finale smettiamo di giocare”

Il tecnico dei giallorossi nel post gara: "L’amarezza più grande è per i tifosi. Meritavamo di vincere"

Alberto Aquilani ha tolto subito dal tavolo le parole più facili, perché dopo il 2-2 col Modena non ha voluto rifugiarsi nella “beffa”, nella sfortuna o nelle polemiche arbitrali. Il tecnico del Catanzaro ha preferito andare più a fondo e leggere il terzo pareggio consecutivo sfumato nel recupero come un limite di personalità e gestione, non come una semplice somma di episodi. Il Catanzaro, avanti due volte con Pittarello e Rispoli, è stato ripreso ancora al 95’, stavolta da Mendes.

Voglio escludere la parola ‘beffa’, ‘sfortuna’ o ‘arbitro’”, dice Aquilani. “Se c’è qualcosa che possiamo migliorare ancora, non è una questione di cambi, perché non sarebbe corretto dirlo, ma è come se entrassimo in un mood di paura e smettessimo di essere il Catanzaro. Se abbiamo fatto un campionato incredibile è perché abbiamo sempre giocato in un determinato modo”. 

Dentro questa amarezza, però, Aquilani rivendica anche il valore della prestazione e della stagione. “Io sono orgoglioso di questa squadra, noi con il Modena non c’entriamo niente: se loro esultano per il pareggio finale, dobbiamo essere orgogliosi. Tutti”. 

“L’amarezza più grande è per i tifosi. Ce lo meritavamo di vincere”. Ma anche qui Aquilani evita scorciatoie e torna a sottolineare il nodo tecnico e caratteriale. “Dobbiamo continuare a giocare per fare il terzo gol, non perdere tempo quando mancano sette minuti. Le partite durano novanta minuti e oltre, e noi in quei momenti smettiamo di giocare con personalità”.

Redazione

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2 Commenti
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PaolinoMO
4 mesi fa

Direi un’analisi onesta, per loro sono due punti persi, come contro l’Avellino, ma ha più che ragione quando dice che a un certo punto hanno smesso di giocare e pensato solo a perdere tempo in modo vergognoso. Quindi ben gli sta il pareggio.

Commento da Facebook
4 mesi fa

Con la nebbia che c’era non si può incolpare nessuno
Non si vedeva un cappero

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