Chiedete a un tifoso di Modena come si chiama la sua squadra e vi risponderà due cose. Il Modena, certo, ma soprattutto i Canarini. È un soprannome talmente entrato nel sangue che cronisti e telecronisti lo usano più del nome vero, e nessuno a Modena si sognerebbe di trovarlo strano. Ma perché proprio un canarino? La risposta affonda in un pomeriggio di più di un secolo fa, quando bisognava decidere di che colore vestire.
Tutto comincia dai colori
Per capirlo bisogna tornare al 5 aprile 1912, il giorno in cui nacque il Modena Football Club. Non fu una fondazione qualsiasi, ma il frutto della fusione tra due realtà che in città si contendevano il primato del pallone: l’Audax Foot Ball Club, legato al Liceo San Carlo, e l’Associazione Studentesca Modena. Dall’unione delle due nacque la squadra, e con lei arrivò subito una domanda tutt’altro che banale. Di che colore vestirla?
Se avesse avuto la meglio la proposta dell’Audax, oggi vedremmo un Modena in bianconero, con i colori della Juventus o dell’Udinese. Alla fine, però, la spuntarono il giallo e il blu, e non per capriccio: erano da sempre i colori della città. Nacque così una divisa con la maglia gialla e i calzoncini blu, e fu proprio quel giallo acceso a far scattare l’idea nella testa dei fondatori. Serviva un simbolo, un animale che facesse da mascotte, qualcosa in cui la gente potesse riconoscersi.
La natura offrì la risposta più semplice e più bella. Il canarino, con il suo piumaggio di un giallo brillante, sembrava disegnato apposta per quei colori. Da lì al soprannome il passo fu breve. Il piccolo uccello entrò nell’immaginario dei tifosi e non ne uscì più, diventando col tempo una seconda pelle per l’intera società.
Non soltanto Canarini
Curiosamente, il canarino non è l’unico nome che accompagna la squadra emiliana. Nel corso degli anni i modenesi sono stati chiamati anche Geminiani, un appellativo più antico che oggi quasi nessuno usa più. Ma nessuno di questi ha avuto la fortuna del canarino, capace di mettere tutti d’accordo e di imporsi nel linguaggio di tutti i giorni.
Il legame con l’uccellino giallo, del resto, ha attraversato epoche. Tra il 2013 e il 2017 il club scelse come mascotte ufficiale Ghirlo, un canarino dai tratti buffi e umani, vestito con la maglia numero 10, che salutava il pubblico prima di ogni partita casalinga e faceva la gioia dei più piccoli sugli spalti del Braglia. Un modo leggero e simpatico di dare corpo a un simbolo che i tifosi sentivano ormai come proprio da generazioni.
Dal soprannome allo stemma
La consacrazione vera, però, è arrivata soltanto di recente. Nel 2022 il Modena ha deciso di fare un passo importante, scegliendo proprio il canarino stilizzato come nuovo simbolo del club. Da quel momento l’uccellino giallo è finito sulle maglie, sul sito ufficiale, su ogni cosa che parli di Modena. Una scelta coraggiosa, perché toccare l’immagine di una squadra è sempre un’operazione delicata, di quelle che possono dividere una tifoseria.
A spiegarne il senso fu il presidente Carlo Rivetti, che ricordò come il canarino faccia parte della storia del club da sempre, un simbolo in cui tutti i tifosi si sono riconosciuti e con cui, da lì in avanti, anche chi non conosceva Modena avrebbe imparato a identificarla. Persino il carattere delle lettere del nuovo marchio venne pescato nella memoria cittadina, ispirandosi a Modena Flash, un giornale locale degli anni Sessanta.
E così quello che era nato come un vezzo legato al colore di una maglia si è trasformato, un pezzo alla volta, nel cuore stesso dell’identità gialloblù. È una storia condivisa da anni, da famiglie, amici, siti sportivi NetBet.it che dice molto su come funziona il calcio, dove un dettaglio in apparenza piccolo può diventare il patrimonio di tutti. Oggi, quando a Modena si parla di Canarini, non si nomina soltanto una squadra. Si evoca oltre un secolo di colori, di appartenenza e di passione, tutto racchiuso in un piccolo uccello giallo che dal 1912 non ha mai smesso di cantare.
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