Il momento dell’addio al calcio arriva per tutti, e questa volta è toccato a Mattia Caldara, ex difensore del Modena e protagonista, negli anni migliori, di una carriera che sembrava destinata a decollare definitivamente. Talento cristallino, grande visione difensiva e capacità di guidare il reparto: le premesse c’erano tutte. Ma il destino ha scritto una storia diversa, segnata da infortuni continui e dolorosi, che nel tempo hanno minato definitivamente il suo percorso.
La decisione, raccontata attraverso una lettera personale diffusa da Gianluca Di Marzio, arriva dopo un lungo periodo di riflessione e un’ulteriore diagnosi medica che ha tolto ogni dubbio. Caldara ripercorre i momenti più difficili, spiegando come a luglio uno specialista gli abbia comunicato l’impossibilità di proseguire l’attività agonistica senza rischiare conseguenze pesanti: l’assenza totale della cartilagine alla caviglia avrebbe reso inevitabile, continuando a giocare, l’inserimento di una protesi nel giro di pochi anni.
Un colpo durissimo, che il giocatore descrive con lucidità e amarezza. «Il mio corpo mi aveva tradito», scrive Caldara, sottolineando come gli ultimi anni siano stati una battaglia costante, vissuta tra recuperi, ricadute e sofferenze mai davvero superate. A segnare la sua parabola è stato soprattutto l’infortunio al ginocchio, l’evento che ha cambiato tutto: dall’apice della carriera al crollo in pochi istanti, con la sensazione netta, racconta, di sentire la terra cedere sotto il piede nel momento dell’impatto.
Quello fu l’inizio di una lunga discesa, fatta di tentativi di ritorno, di speranze alimentate e poi deluse. Caldara ammette che, anche quando in apparenza tutto sembrava procedere, non è mai più riuscito a sentirsi davvero bene, fisicamente e mentalmente. Il giocatore parla di una rincorsa continua, quasi disperata, verso un’illusione: tornare ad essere il difensore che era prima dell’infortunio, un traguardo che si è rivelato impossibile da raggiungere.
Nel suo racconto emerge un percorso di sofferenza ma anche di consapevolezza. Il ritiro diventa così un atto di coraggio, la scelta di mettere un punto per proteggere la propria salute e recuperare una serenità che negli ultimi anni era venuta meno.



Che non fosse più lui l’abbiamo visto benissimo l’anno che ha fatto a Modena.
Dispiace per lui, dove essere una bella delusione, ma nella vita c’e molto di peggio……..